|
LEVICO TERME
La
piacevole, antica e rinomata località balneare della Valsugana (6700
abitanti) giace sulle rive dell’omonimo lago ad una quota di 507 m
s.l.m. a 1 Km di distanza dal Lago di Caldonazzo assieme al quale,
un tempo, formava un unico grande lago. La cittadina era mèta di
soggiorni termali da parte della famiglia imperiale e della nobiltà
austriaca ed è ancora oggi luogo famoso per le sue acque (le cui
qualità risalgono addirittura al
XVI secolo)
che, grazie all’alta concentrazione
di sali di ferro e arsenico, sono altamente curative.
I
due laghi (Levico e Caldonazzo) ed il loro emissario, il torrente
Brenta che sfocia nel mare Adriatico, influenzano molto il
microclima di questa zona nella quale la costante umidità conferisce
quel colore particolarmente verde alla vegetazione. Il luogo è
diventato un polo turistico di prima importanza che ospita decine di
migliaia di turisti ogni anno, in prevalenza tedeschi, belgi e
olandesi.
PERGINE VALSUGANA
Ai
piedi della Valle del Fersina (forse più conosciuta come Valle
dei Mocheni), è adagiata Pergine Valsugana, un borgo le cui
origini risalgono addirittura all’epoca preistorica. Pergine ha
sempre avuto un ruolo importante nella storia trentina e la sua
struttura architettonica ne è a testimonianza. Il paese assunse un
ruolo centrale fin dai tempi della guerra “retica” quando la
Valsugana entrò nell’orbita romana e “l’Impero” iniziò la
costruzione della celebre via militare “Claudia Augusta Altinate”
che congiungeva Trento ad Altino. L’origine del toponimo non è
ancora chiara ma sembra tuttavia che questo derivi addirittura
dall’antica lingua dei Liguri, i quali avrebbero influenzato il
mondo degli Etruschi e dai quali probabilmente deriva il termine “Pergo”,
luogo elevato, rocca (Pyrgus, da cui l'italiano pergamo/altura e
pergus, poggio). La derivazione da “colle-altura” è supportata
dall'esistenza dell’antico fortilizio, situato probabilmente là dove
oggi si trova il castello medioevale. Una visita al maniero e al
pregevole centro storico del paese, ricco di edifici di epoca
rinascimentale, è vivamente consigliata.
VALLE DEI MOCHENI, PASSO REDEBUS, MALGA STRAMAIOLO
La
pittoresca Val dei Mòcheni, che si percorre in salita per
raggiungere il Passo Redebus attraverso Sant’Orsola Terme,
oltre ad offrire paesaggi straordinari ci riserva anche un’ulteriore
insolita sorpresa: la presenza di una radicata enclave linguistica “germanica”,
lascito delle popolazioni tedesche migrate qui nel corso del
Medioevo per lavorare nelle miniere. La storia mineraria e l’epopea
tedesca, che tanto profondamente hanno segnato la cultura locale,
sono oggi da riscoprire grazie al “Bersntoler museum”, ovvero un
percorso turistico che ci consente di conoscere la storia e la vita
della Valle dall’insediamento dei primi coloni di lingua
tedesca 800 anni fa ai giorni nostri. L’itinerario parte dall'antica
miniera di rame, la "Grua va Hardömbl" a Palù del Fersina
(da poco restaurata e aperta al pubblico e nel cui interno sono
ancora visibili parte delle strutture portanti, le gallerie e le
scale in legno risalenti al Medioevo), passa dall’antico maso del
Filzerhof e si conclude presso l’antico mulino, tutt’oggi
funzionante, del “Mil”.
Non solo la storia ma anche l’ambiente naturale della valle è
straordinario e di una bellezza tale che il grande scrittore
austriaco Robert Musil la definì “la valle incantata”.
La
valle è conosciuta anche per la produzione dei piccoli frutti
e l’omonimo consorzio di Sant’Orsola è ormai rinomato e
affermato per la qualità della propria produzione in tutta Italia.
Risalita la valle valichiamo Il passo Redebus 1455 m che
collega la Val dei Mocheni all'altopiano di Pinè. Nei pressi del
passo, in località Acqua Fredda (m 1440), si trova la Fonderia
Preistorica scoperta nell’estate del 1979 in occasione dei
lavori di ampliamento della strada. Gli scavi, condotti da uffici
archeologici trentini e tedeschi, hanno messo in luce forni e
strumenti per fonderia riferibili alla fine del Bronzo Recente (XIII
- XII secolo a.C.) e del Bronzo Finale (XI - X secolo a. C.).
La
malga Stramaiolo, a quota 1677m, è una delle poche ancora utilizzate
per l’alpeggio. È condotta a gestione familiare e i prodotti
ottenuti (latte, burro e ottimi formaggi) sono in vendita anche al
dettaglio. Per chi vuole approfittarne la cucina è sempre aperta:
qui potrete gustare piatti locali veramente genuini, quali crauti,
puntine di maiale, formaggio Tosella, salsicce, polenta… buona
pedalata!
ALTOPIANO DI PINE’ E I SUOI LAGHI
L’altopiano si estende parallelo alla Valle dei Mòcheni (a est) ad
un’altezza media di 900 metri ed è caratterizzato dalla presenza di
molti laghi, di fitti boschi, intervallati da gradevoli prati, di
zone umide e di torbiere. Presso Baselga di Pinè (967m),
capoluogo di valle, giace il Lago della Serraia ovvero
la principale attrattiva turistica dell’altopiano: d'estate per
godere delle sue acque e d’inverno per pattinare sulla sua
superficie ghiacciata o praticare lo sci da fondo lungo la riva.
Questo lago, come il lago delle Piazze ed gli altri disseminati
lungo l’altopiano, si trova su una conca creata da ghiacciai in
un'epoca risalente all'ultima glaciazione, 15 mila anni fa.
Purtroppo da alcuni anni vige il divieto di balneabilità, a causa
del fenomeno dell’eutrofizzazione delle acque: le acque impoverite
di ossigeno hanno favorito la comparsa di alcune alghe. Dal 2006 è
stato installato un impianto di ossigenazione sperimentale i cui
effetti purificanti dovrebbero vedersi a breve.
LAGO DI SANTA COLOMBA E CIVEZZANO
il
lago di Santa Colomba (una volta chiamato lago Santo) è un
delizioso specchio d’acqua ricco di pesci e circondato da una
rigogliosa pineta che giace tranquillo a 922m poco sopra l’abitato
di Santa Agnese. La posizione incantevole e la bellezza del luogo
saranno di sicuro appagamento per la fatica fin qui profusa.
Lungo la discesa dal lago di Santa Colomba incontriamo Civezzano,
paese collocato nell’arco collinare del Monte Calisio. Il borgo, di
epoca tardo romana (passaggio obbligato lungo il percorso
dell’importante Via Claudia Augusta), è dominato dalla maestosa mole
della Pieve dell’Assunta, l’antica chiesa parrocchiale del borgo,
che con i suoi affreschi del Bassano è uno dei monumenti sacri più
rilevanti del Trentino. Oggi è sede dell’”Ecomuseo Argentario”
istituito per la rivalutazione in chiave turistica dell’epopea
medioevale dell’estrazione mineraria sul Monte Calisio (Argentario).
|